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UN ANNO INTERO!

Davvero il tempo non ha contorni, quando il mondo ti prende coi suoi giri di boa…. Un anno intero senza scrivere, commentare, postare.
Nostalgia dei virtuali amici e del tempo loro dedicato, rubato, sottratto al ménage di sempre.
Un anno di storie, avvenimenti, foto da recuperare. Ce la faro’ ?
“Può darsi”, dice il rintocco della pendola di una domenica di sole,
“può darsi”, dicono gli oggetti di casa sparsi in attesa di una massaia in sciopero,
“può darsi”, dice il canto di una figlia che chiede attenzione…

Tempi austeri e ristretti, nei modi e nelle finanze, nel frettoloso andare della gente, che non ha più sogni a cui appendersi… nemmeno un colore, nemmeno un fiorellino con cui addolcire questa fine d’inverno.
Tempi duri per l’evanescenza, il superfluo, la cornice.
Fa freddo, dentro e fuori, anche i petali delle primule tremano sconosolati, sapendo che la loro missione di vita sarà inascoltata, sempre nel nome del dio denaro, che comanda anche quando non c’è…..

Consoliamoci con questo

aria…

illusi o ingannati
in fondo
abbiamo solo bisogno di aria

ARIA

“Sai
nascono così
fiabe che vorrei
dentro tutti i sogni miei
e le racconterò
per volare in paradisi che non ho
e non è facile restare senza piu’ fate da rapire
e non è facile giocare se tu manchi
aria come è dolce nell’aria
scivolare via dalla vita mia
aria respirami il silenzio
Non mi dire addio ma solleva il mondo

portami con te
tra misteri di angeli
e sorrisi demoni
e li trasformerò
in coriandoli di luce tenera
e riuscirò sempre a fuggire dentro colori da scoprire
e riuscirò a sentire ancora quella musica
aria come è dolce nell’aria
scivolare via dalla vita mia
aria respirami il silenzio
non mi dire addio ma solleva il mondo
aria abbracciami
volerò
aria ritornerò nell’aria
che mi porta via dalla vita mia
aria mi lascerò nell’aria
aria com’è dolce nell’aria
scivolare via dalla vita mia
aria mi lascerò nell’aria”
g. nannini

rileggendo anna karenina

Vittima di questa coda gelida di inverno e di malattie varie delle figlie, sto rileggendo Anna Karenina… avevo vent’anni, quando riuscii a finirlo per la prima volta, e ricordo che il personaggio che più mi colpì era Kitty, la candida ed ingenua debuttante fiduciosa nel mondo.

Lo ripresi a trenta, e proprio non riuscivo a staccarmi dal personaggio di Anna, dai suoi tormenti, dalla sua visione del mondo interiore ed esterno…

Ed eccomi qua, dieci anni dopo, a rileggere nuovamente… il bello di questi capolavori è che non ti deludono mai: di nuovo il libro presenta nuovi dettagli, sfaccettature, ammiccamenti al mio livello di coscienza.

Questa volta il personaggio è Levin, il burbero e sincero contadino, forte e delicato nello stesso tempo.

Rileggere certi passi non fa male:

“Aveva un bel dirsi che, tutto considerato, egli non aveva avuto nessuna colpa in quello che era accaduto; quel ricordo, al pari di altri ricordi vergognosi, continuava a farlo fremere ed arrossire. Nel suo passato, come in quello di ogni altra persona, c’erano state delle azioni riprovevoli che la sua coscienza avrebbe potuto rimproverargli; ma il ricordo delle colpe vere non lo torturava mai quanto il ricordo di certi insignificanti episodi dei quali gli pareva di doversi vergognare”

Sono io, Levin, quando, a distanza di giorni o mesi, ripensando a come mi sono comportata in certi frangenti, ancora rabbrividisco ed arrossisco pensando alle cose dette, a quelle urlate, a quelle taciute… sono proprio io,e mi stupisco ancora di come le parole di 130 anni fa sono ancora qui, fresche e presenti, a raccontarmi come “Tutte le famiglie felici si somigliano, ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo”

dieta-teschio e dintorni

La tremenda sensazione del punto di non ritorno. Lei, che impone la sua presenza in ogni recesso mentale ancora libero da altre paturnie varie: la linea!

Che è tonda, vieppiù, e non sembra voler recedere. Il punto di non ritorno, appunto, sottolineato con grande magnanimità da amici, nemici e parenti: “eeeh, dopo i quaranta non è più come prima…”

A parte il fatto che quaranta li devo ancora compiere, non è che proprio sia approdata all’ultimo lido civile… ho solo qualche etto in più, e vorrei tanto farne a meno.
Pertanto, armata del sostegno maritesco, mi accingo ad una dieta ponderata, ragionata e consapevole: non si mangia nulla per un po’, poi si vede come va.
Con tanto di pesate settimanali, foglio di excel con schemini e fotografie, abbiamo allargato la cerchia a pochi e scelti amici. Un solo obbligo: comunicare peso e circonferenza vita ogni lunedì mattina, in modo da aggiornare il foglio. Lo scopo non è perdere peso, giammai, ma dimostrare a noi stessi che ancora disponiamo di una qualche forma di autoregolamentazione….così almeno si argomenta sulla carta.

La realtà, ahimè, vuole che dal giorno dell’inizio della dieta la sottoscritta sia aumentata di ben sette etti (mentre il marito dimagrisce, mannaggia a lui!), e che, al rientro in casa alla sera, mi getti su qualunque cosa sia commestibile, perchè psicologicamente sono a dieta, quindi ho fame!!!

A nulla è servito desertificare la dispensa e mettere a stecchetto tutti, gatto compreso… La fantasia supplisce all’abbondanza, e spesso mi ritrovo ad intingere carote nella salsa rosa, mentre il gatto mi guarda con rassegnazione e studia nuovi metodi per aggirare l’ostacolo: ha imparato ad aprire da solo il cassetto in cui tengo la sua pappa, con zampine ed unghie riesce a servirsi da solo, e quando non ci riesce mi addenta delicatamente una mano per dirigerla verso il suddetto cassetto, sempre delicatamente.

Mi sa che ha ragione lui: la dieta non fa per noi, lo sapevo già, l’ho sempre sospettato, ma il fatto ora si presenta lampante agli occhi (porcini): la vita è troppo breve per siffatte torture!

IN MORTE DI G.M.

Noi torinesi, abitanti al piede delle montagne, siamo abituati da sempre a vedere sull’orlo degli occhi quel profilo continuo e azzurrino, che ci fa sentire a casa e senza il quale ci sentiamo persi.
Fin da piccoli ci abituano a confrontarci con l’altezza, a sentirci importanti per le sfide che affrontiamo e grandi per quelle che vinciamo…. da noi essere alpinisti, nel senso più ampio del termine, è parte del fascino della vita, un amore che coltivi anche grazie a genitori, fratelli, amici più grandi.
Le gite, le camminate, respirare l’aria sottile e fredda dei 3.000 metri in piena estate, gli scarponi, gli sci, le corde… tutti strumenti con cui prendi confidenza, e che ringrazi per le emozioni che ti danno, come quando impari a fare il primo nodo e ti senti Messner, o quando porti i tuoi bambini a giocare in un prato pieno di grilli.
Lo scontro, brutale, con la realtà di un luogo più grande di noi avviene attraverso le foto dei giornali: apri, e vedi il volto sorridente di un amico, magari perso di vista, sotto la parola “tragico”, e tutto si cristallizza, diventa ghiaccio sporco tra le tue mani, e non vedi più dove sia finita tutta quella poesia.
Un amico che potrebbe essere tuo marito, la prossima volta, una vedova che potresti essere tu, domani…. nomi francesi noti e pronunciati centinaia di volte, con passione, slancio, allegria, che non saranno più gli stessi.
Questo è morire in montagna, per me.

Repubblica.it stamattina ha PUBBLICATO IL TESTO DELLA LEGGE GELMINI:

http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=85672&idCat=82

Leggere e diffondere. E poi ditemi che non c’è da preoccuparsi, che nulla cambierà, che è tutta propaganda…. domani ci vado anch’io in piazza, e spero davvero che serva, che stavolta il mondo dia ragione a chi crede nell’uomo e nella sua positività!