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Archive for the ‘appunti quotidiani’ Category

Caro Presidente Berlusconi,
sono un’imprenditrice, mi piace definirmi tale, anche se la nostra attività è una piccola realtà nel campo dell’agricoltura, poco più che familiare.

Oggi ho dovuto fare una cosa che nessun imprenditore con un minimo di coscienza vorrebbe mai fare: ho detto ai miei due unici dipendenti che non potrò più continuare a mantenere i loro contratti a tempo indeterminato, e ho dato loro il regolare preavviso di due mesi prima del licenziamento. Li riassumerò entrambi a tempo determinato, non appena riprenderà il lavoro (spero presto).

Eravamo rimasti gli unici, nel nostro campo, a continuare a credere che alle persone va tributato rispetto e che la dignità del lavoro passa anche attraverso la corresponsione di contributi, tredicesime, quattordicesime e quant’altro. Non credevo che l’imprenditore dovesse per forza essere un pescecane che pensa solo al profitto, anzi, ero convinta che un’impresa fosse anche un’occasione per dare del lavoro, per fare crescere un’economia intorno a sé che crei felicità e soddisfazione.

Sbagliavo. Questo ragionamento è vecchio, antiquato, non paga. Non dormirò per alcune notti, mi verrà sicuramente qualche mal di pancia, ma dopo questa “cura” sarò una persona nuova, più scaltra, con il classico “pelo sullo stomaco”. Non mi farò più impietosire da ragionamenti progressisti, non ascolterò più le sirene dei quadri economici globali e moderni. Un passo indietro, alla semplice economia della piccola azienda, rapace e autodeterminata, e gli altri si fottano.

Ah, e sicuramente smetterò di emettere tutti quegli scontrini, che tanto poi ci sono i condoni.

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“Mi sono rotto, non ho più voglia di abitare lo stivaletto, grazie di tutto!

il mio lavoro è inutile, diciamo futile …. è roba piccola, fatta di plastica, che piano piano mi modifica, mi ruba l’anima.

dice “il lavoro rende nobili”, non so, può darsi, sicuramente rende liberi di suicidarsi.

precario è il mondo, flessibile la terra che sto pestando, atipica è la notte che sta arrivando, volatile è la polvere che si sta alzando

precario è il mondo, precario è il mondo, non è perenne il ghiaccio e si sta sciogliendo, non è perenne l’aria e si sta esaurendo, e di indeterminato c’è solo il quando

precario è il mondo, si finge normale, ma sembra ancora più precario, questo stivale, che sta affondando dentro a un cumulo di porcheria, e quelli che l’hanno capito se ne vanno via….

e invece tu non l’hai capito, e stringi i denti dietro a un tavolo, dentro all’ufficio, senza nemmeno avere il tempo di guardare fuori, così non vedi che già cambiano tutti i colori

e intorno a te la gente si agita, si muove sempre, qualcuno grida una protesta che nessuno sente

non c’è  un futuro da difendere, solo il presente, e anche di quello di salvabile c’è poco o niente

amore mio non ci resisto, io non ci resisto, vorrei convincerti a raggiungermi, ma non insisto, tu riesci ancora a non vedere solo il lato brutto, io invece ho smesso, devo andare, grazie di tutto.

e allora anche il tempo si fermerà improvvisamente, e chi si stava amando potrà amarsi per sempre…. e chi si stava odiando dovrà odiarsi per sempre.”

ieri sera me ne sarei andata anch’io…. quella canzone di Silvestri mi ha messo addosso una coperta di malinconia, di sogni non realizzati, di progetti sospesi, falliti, dimenticati…. uffa!

Non è da me, non lo è davvero. eppure sentivo mia ogni parola, ogni respiro di quel testo. mi sono chiesta: perchè improvvisamente vuoi fuggire? non ti basta quello che hai costruito, le cose che devi ancora terminare, quelle ancora da cominciare?

E’ come la critica di Anton Ego alla grande cucina francese: “manca di prospettiva”. (citazione colta: è Ratatouille!)

Questo manca: un po’ di sano orizzonte da esplorare, magari senza strumenti adatti, ma nuovo ed interessante. Ridateci l’orizzonte, magari anche con un po’ di foschia, ma che sia là, pronto ad accogliere chi si mette in cammino.

(p.s.: il testo l’ho trascritto dal video della canzone…. se non posso lasciarlo lì, ditemelo, e lo tolgo… è una canzone inedita, quindi non so bene come funzioni…)

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non so nemmeno io perchè non scrivo più nulla…. semplicemente ho perso la voglia di dire quello che mi passa per il ciriveddro…. a che pro, mi chiedo, se nessuno qui sembra più usarlo, il cervello.

disillusione da anagrafe galoppante? forse.

di sicuro la mia sensazione è che ci stiamo meritando ogni patetica stilla di questi tempi grigi, ridotti a telespettatori di realtà parallele che vorremmo essere solo finzione.

Invece ciò che vorremmo che fosse reale è finto, troppo perfetto, autoesplicativo e a lieto fine… così tanto che, alla fine, non ne vogliamo più uscire. Tutto, anche il più becero serial americano, è meglio di nani e ballerine de noantri.

La rivoluzione repressa con uno zapping.

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Per i miei quaranta inverni, mi sono regalata un telefonino super tecnologico, di quelli che si credono computer, ma telefonano anche…
Per via della mela stampata dietro, l’ho anche pagato non poco, ma davvero mi ha cambiato una serie di orizzonti: sto scrivendo con il telefono, e ci pubblico anche i post, posso vagare da una cartina ad un wikipedia, il tutto in ogni luogo.
Risultato: si diventa tecnologia – dipendenti.
Forse potrebbe non essere del tutto un male, ma richiede misura e giudizio, altrimenti si precipita nel baratro della consultazione compulsiva.
Gia’ l’ho scampata con faccialibro, che mi ha oltremodo stufato, ora spero di riuscire a mantenere la lucidità…

Devo dire, pero’, che un piccolo brivido di vanità mi sfiora, quando estraggo di tasca l’oggetto e vedo gli sguardi altrui. Questo non e’ da me, che passo per donna incurante delle cose del mondo, ma forse e’ solo un aspetto degli anni che avanzano….

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UN ANNO INTERO!

Davvero il tempo non ha contorni, quando il mondo ti prende coi suoi giri di boa…. Un anno intero senza scrivere, commentare, postare.
Nostalgia dei virtuali amici e del tempo loro dedicato, rubato, sottratto al ménage di sempre.
Un anno di storie, avvenimenti, foto da recuperare. Ce la faro’ ?
“Può darsi”, dice il rintocco della pendola di una domenica di sole,
“può darsi”, dicono gli oggetti di casa sparsi in attesa di una massaia in sciopero,
“può darsi”, dice il canto di una figlia che chiede attenzione…

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Tempi austeri e ristretti, nei modi e nelle finanze, nel frettoloso andare della gente, che non ha più sogni a cui appendersi… nemmeno un colore, nemmeno un fiorellino con cui addolcire questa fine d’inverno.
Tempi duri per l’evanescenza, il superfluo, la cornice.
Fa freddo, dentro e fuori, anche i petali delle primule tremano sconosolati, sapendo che la loro missione di vita sarà inascoltata, sempre nel nome del dio denaro, che comanda anche quando non c’è…..

Consoliamoci con questo

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La tremenda sensazione del punto di non ritorno. Lei, che impone la sua presenza in ogni recesso mentale ancora libero da altre paturnie varie: la linea!

Che è tonda, vieppiù, e non sembra voler recedere. Il punto di non ritorno, appunto, sottolineato con grande magnanimità da amici, nemici e parenti: “eeeh, dopo i quaranta non è più come prima…”

A parte il fatto che quaranta li devo ancora compiere, non è che proprio sia approdata all’ultimo lido civile… ho solo qualche etto in più, e vorrei tanto farne a meno.
Pertanto, armata del sostegno maritesco, mi accingo ad una dieta ponderata, ragionata e consapevole: non si mangia nulla per un po’, poi si vede come va.
Con tanto di pesate settimanali, foglio di excel con schemini e fotografie, abbiamo allargato la cerchia a pochi e scelti amici. Un solo obbligo: comunicare peso e circonferenza vita ogni lunedì mattina, in modo da aggiornare il foglio. Lo scopo non è perdere peso, giammai, ma dimostrare a noi stessi che ancora disponiamo di una qualche forma di autoregolamentazione….così almeno si argomenta sulla carta.

La realtà, ahimè, vuole che dal giorno dell’inizio della dieta la sottoscritta sia aumentata di ben sette etti (mentre il marito dimagrisce, mannaggia a lui!), e che, al rientro in casa alla sera, mi getti su qualunque cosa sia commestibile, perchè psicologicamente sono a dieta, quindi ho fame!!!

A nulla è servito desertificare la dispensa e mettere a stecchetto tutti, gatto compreso… La fantasia supplisce all’abbondanza, e spesso mi ritrovo ad intingere carote nella salsa rosa, mentre il gatto mi guarda con rassegnazione e studia nuovi metodi per aggirare l’ostacolo: ha imparato ad aprire da solo il cassetto in cui tengo la sua pappa, con zampine ed unghie riesce a servirsi da solo, e quando non ci riesce mi addenta delicatamente una mano per dirigerla verso il suddetto cassetto, sempre delicatamente.

Mi sa che ha ragione lui: la dieta non fa per noi, lo sapevo già, l’ho sempre sospettato, ma il fatto ora si presenta lampante agli occhi (porcini): la vita è troppo breve per siffatte torture!

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