ovvero
Fenomenologia del cliente agricolo.
Non è vero che i contadini sono estinti, non è vero che nessuno coltiva più i campi e produce verdure.
E’ vero che il mutamento arriva anche qui, sotto i cappelli di paglia e dentro gli stivali di gomma.
E’ vero che non ci sono più quei contadini, miti, calmi, sereni, con la vanga in mano e il fido cagnolino al fianco.
Ci sono altri contadini:
- i levrieri, contadini della domenica, sempre indaffarati durante la settimana a fare altri lavori, altre vite, che arrivano qui con gli abiti da città e le domande sempre uguali: cosa devo fare? che cosa si pianta adesso? quando devo irrigare? donne, uomini, con nel sangue la passione della terra, ma che l’hanno relegata in fondo ad un weekend, polmone per rifiatare il resto della vita.
- le tartarughe, vecchietti in pensione, pignoli, precisi, con un sacco di tempo davanti e poco da fare, che stanno alla finestra ad osservare l’orticello che cresce, che appena vedono spuntare un filo d’erba accorrono con l’artiglieria e lo annientano, con la stessa violenza con cui sparavano ai tedeschi nella grande guerra. Per loro mai nulla è abbastanza bello, abbastanza rigoglioso, abbastanza grande. Nel loro immaginario accumulato negli anni, gli ortaggi sono debordanti quadri di Arcimboldo, quintessenza dell’abbondanza, mai meno che perfetti, senza macchia, senza imperfezioni. E se le patate hanno i parassiti? Niente paura: un bel litro di veleno, e sono morti. La loro domanda ricorrente è: quale antiparassitario devo dare? quale concime? La loro fede nella chimica ha davvero qualcosa di ultraterreno. E se provi a parlare loro di agricoltura biologica ti guardano come se fossi un poveraccio….
-le volpi, quelli che hanno il figlio contadino, impiegati in pensione prestati alle passioni filiali, che vengono sguinzagliati a destra e a manca ad acquistare le cose necessarie, ma che ritengono che, in fondo, il figlio non ne capisca gran che, e fanno di testa loro, scelgono, contestano, modificano, salvo poi dover tornare a cambiare, per amore di genitori, appunto. Una domanda su tutte: mi aiuta a distinguere le varietà?
- i “can da pajè” (vedi Paolo Conte…): figli di contadini, contadini essi stessi per pigrizia di studi, di vita, di comportamento. E’ più semplice continuare a fare quello che faceva papà, anche se non è propriamente il sogno della mia vita… così il lavoro diventa un peso, una cosa da finire il più presto possibile, per poi andare a stordirsi di musica e birra da qualche parte. Le piante? Ne metto due o tre per far vedere che ci sono, poi compro la verdura che arriva dal Marocco, che costa meno e ci guadagno di più… domanda ricorrente: quanto mi costa?
- le mosche bianche, quelli che l’hanno scelto e che sperano di viverci, di solito sotto i quarant’anni, rigorosamente produttori biologici, tutti decisi a cambiare il mondo partendo dalle zucchine. Qui occorre fare un’ulteriore divisione tra i (pochi) normali contadini moderni, colti, attenti e preparati (ed alcuni anche piuttosto carini…..), e i fanatici del biologico/natur/olistico/mistico. Questi li riconosci dal vestiario, sempre molto freak anni ‘70, sandali, gonnoni, pantaloni bianchi, arrivano sui furgoni volkswagen color azzurrino, su vecchie prinz familiari, oppure, se evoluti, su macchine bipower. Alcuni sono davvero simpatici ed autentici, altri molto rovinati da letture tipo “due di due”. Le donne hanno i capelli rasati corti, assolutamente non tinti, ed il passo raso terra di chi non sa nemmeno cosa siano i tacchi; gli uomini sono più mimetizzati tra i normali, tranne alcuni, solitamente più vecchi, che vanno in giro con certi medaglioni appesi al collo che nemmeno Sai Baba… tutti ti chiedono sempre l’unica cosa che non hai, tipo il dragoncello francese (non russo, per carità!), o la melanzana tigrata (che esiste davvero, peraltro…)
La mia vita passa attraverso il contatto continuo e costante con queste persone, alcune con storie pazzesche da raccontare ed un bel modo di farlo, altri con la spocchia di chi si rivolge alla ragazza (finta-giovane) alla quale difficilmente si dà retta, ma la cosa più affascinante è cogliere la storia e la vita che ti passa accanto, con la scusa di vendere una piantina di pomodoro…