Vittima di questa coda gelida di inverno e di malattie varie delle figlie, sto rileggendo Anna Karenina… avevo vent’anni, quando riuscii a finirlo per la prima volta, e ricordo che il personaggio che più mi colpì era Kitty, la candida ed ingenua debuttante fiduciosa nel mondo.
Lo ripresi a trenta, e proprio non riuscivo a staccarmi dal personaggio di Anna, dai suoi tormenti, dalla sua visione del mondo interiore ed esterno…
Ed eccomi qua, dieci anni dopo, a rileggere nuovamente… il bello di questi capolavori è che non ti deludono mai: di nuovo il libro presenta nuovi dettagli, sfaccettature, ammiccamenti al mio livello di coscienza.
Questa volta il personaggio è Levin, il burbero e sincero contadino, forte e delicato nello stesso tempo.
Rileggere certi passi non fa male:
“Aveva un bel dirsi che, tutto considerato, egli non aveva avuto nessuna colpa in quello che era accaduto; quel ricordo, al pari di altri ricordi vergognosi, continuava a farlo fremere ed arrossire. Nel suo passato, come in quello di ogni altra persona, c’erano state delle azioni riprovevoli che la sua coscienza avrebbe potuto rimproverargli; ma il ricordo delle colpe vere non lo torturava mai quanto il ricordo di certi insignificanti episodi dei quali gli pareva di doversi vergognare”
Sono io, Levin, quando, a distanza di giorni o mesi, ripensando a come mi sono comportata in certi frangenti, ancora rabbrividisco ed arrossisco pensando alle cose dette, a quelle urlate, a quelle taciute… sono proprio io,e mi stupisco ancora di come le parole di 130 anni fa sono ancora qui, fresche e presenti, a raccontarmi come “Tutte le famiglie felici si somigliano, ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo”

un libro meraviglioso…sempre!