Donne
22 Febbraio, 2008 di paoletta
La cosa più difficile è lavarsi i capelli. Bisogna chinarsi su quella vaschetta con il doccino corto, le ginocchia sul pavimento bagnato, facendo attenzione a non infilare le punte nello scarico, altrimenti è tutto da rifare.
Sì, ci sono le docce in fondo al corridoio, ma non si riesce mai a lavarseli bene sotto la doccia, specialmente i miei, che mi arrivano alla vita e sono spessi, neri e folti.
C’è di buono che posso lasciarli asciugare sciolti, tanto gli uomini non arrivano prima dell’una, c’è tempo prima di legarli e nasconderli sotto il foulard.
Arrivano tutti insieme, alcuni preoccupati, altri premurosi, altri totalmente disinteressati. Dai loro volti si capisce da quanto tempo dura questo andirivieni, e dai volti delle mogli si capisce quanto ancora dovrà durare… a volte solo qualche giorno, qualche settimana, cose temporanee che non lasciano segni, preoccupazioni ingigantite dall’incertezza, dalla novità della situazione, ma niente di più.
Nella mia stanza, invece, si tratta di condanne a vita, irreversibili condizioni. E poi, io non ho nessuno che venga all’una a darmi il cambio.
Mio figlio è nato così: non si muove, non parla, non vede, ma respira, anche se con l’aiuto delle macchine. Quando me l’hanno detto, non capivo nulla… è venuta un’interprete, ma nemmeno lei sapeva tradurre tutti quei termini medici.
Io gli sto vicino, lo cambio, lo sposto ogni tanto, facendo attenzione ai tubi, lo pettino…. Poi, però, mi resta un sacco di tempo libero… c’è una sedia qui, su questa verandina, ed io qui a godermi il sole di maggio e ad imparare l’italiano dai libri, così finalmente saprò chiedere ai dottori che cos’ha mio figlio, e perché è nato così.
La mia famiglia mi ha lasciata qui, se n’è andata. Lui è figlio del peccato, dicono, ed è giusto che sia così, in un lettino dell’ospedale infantile, senza speranza… Io non ce la faccio a lasciarlo qui da solo… ho vent’anni, sono vecchia ormai, nessuno mi sposerà più, dove dovrei andare?
Sto qui, imparo l’italiano e ascolto le vostre canzoni. Ce n’è una che mi piace, adesso… dice: “tutto quel tempo a chiedersi se vado bene come sono”… è così che mi sento.
Non so se vado bene come sono, a volte penso che questo bambino sia solo una punizione, che avrei dovuto sapere prima, decidere, informarmi. Ormai è tardi.
Un giorno firmerò quei documenti… un giorno, ma non oggi.
Questo raccontino è dedicato a coloro che pensano che, in fondo, la 194 sia un falso problema, e che non è poi così fondamentale che siano le donne a decidere….
non aggiungo altro sul tema, per ragioni varie, fra cui anche il fatto che in questo racconto ci sono spiragli che fanno pensare ad altro oltre che alla 194.
in ogni caso io i capelli non li ho mai lavati in quel modo, viene il mal di testa.
sotto la doccia non è più comodo?
la 194 non si tocca.
@emma, è una storia vera. ho incontrato questa ragazza in ospedale, e ho fatto due chiacchiere con lei…. sì, ci sono altre questioni, ma mi premeva raccontare quanto la sua vita sia stata determinata da chi, intorno a lei, non ha saputo darle tutti gli strumenti per decidere.
Oh paoletta… bello. pare che giri una lettera a ferrara non tanto diversa da questa storia.
Tutti quelli che (s)parlano di questi temi in maniera astratta, strumentalizzando la sofferenza e il corpo per gli obiettivi dialettici, politico o altro, dovrebbero invece essere coscienti di cosa esiste davvero. E tacere.
…è raro, ma sono senza parole…
Donne. Infinito presente
Leggo ovunque argomenti e dialettica e tesi scientifiche e chiacchiere.
E’ stancante.
Questo, invece, è vero.
uh.
Io continuo a sostenere la superiorità delle donne sugli uomini… E ne sono sempre più convinto…
bello, Paoletta.
E lo sento particolarmente,dato il momento.
ok, non trovo parole…
ringrazio tutti per aver condiviso pensieri e sensazioni che il mio post ha scatenato… mi fa piacere e mi fa sentire che c’è ancora vita sulla terra, al di là di tutte le facce mutanti che ci ritroviamo ovunque…
Veramente toccante. Non si può aggiungere altro…
(passo solo per lasciarti un saluto, cara)
Bellissimo racconto. forte quanto basta.
vero, potente.. niente da aggiungere..