(…con dovizia di particolari, lo riporto così come è emerso dalla mia memoria assonnata)
La mattinata non era iniziata bene: lunedì torrido e senza prospettive, già dalle nove… Il pick-up non voleva saperne di andare avanti, tossiva e sputacchiava come uno di quei muli recalcitranti dei film. Almeno, era arrivato alla piazza. Lì c’era un distributore ed un quasi-meccanico che avrebbe fatto qualcosa, qualsiasi cosa.
Ok, svolto a sinistra, supero il vecchio abbeveratoio…. No, c’è qualcosa di strano. Che cosa ci fa un tipo a testa in giù nell’abbeveratoio? I piedi saldamente piantati in terra, che calzano scarponi da lavoro, le gambe strette nei jeans, il busto ripiegato sulle gambe (“come il più sciolto dei ballerini”, mi trovo a pensare), camicia a scacchi, testa…. Nell’acqua, inesorabilmente. Morto. Affogato in dieci centimetri d’acqua.
Primo pensiero: “uffa!”
Secondo pensiero: “avvisiamo la centrale”
Terzo pensiero: “è meglio se non lo muovo di lì”
<Ok, chiamiamo la centrale, poi aspettiamo pazientemente… al bar. Alla radio risponde lei, come sempre.
- Ciao, ti segnalo un cadavere in piazza, manda qualcuno.
- Chi è?
- Non si vede la faccia, è nell’acqua. Comunque è un uomo adulto, razza africana, fisico atletico, abiti da lavoro, jeans, camicia a scacchi, scarponi…
- Camicia a scacchi, hai detto? Rossa?
- Sì, rossa e nera, perché? Lo conosci?
- Potrebbe essere Jeremiah, il carpentiere, quello che ripara i tetti. Doveva venire qui stamattina e non s’è visto…Lui porta sempre quella camicia, anche con questo caldo.
- Ah. Manda qualcuno così verifichiamo.
- OK, aspetta lì
Aspetto, certo che aspetto…. Che altro mi resta? Nemmeno lei mi è rimasta…in fondo la capisco: nessuna prospettiva a sposare un collega, tutta la vita a parlare di delinquenti e paghe ridotte, turni di notte e birre di giorno…
Non era vero, parlavamo di tutto, leggevamo, andavamo a teatro, ci scambiavamo opinioni e recensioni, condividevamo passioni per i vecchi libri polverosi e i pomeriggi in giro per antiquari. Suo figlio (tredici anni), mi tollerava già, addirittura aveva iniziato a rivolgermi la parola….
Invece niente, da un giorno all’altro era diventata un’estranea. Fredda, altezzosa, professionale… niente più cene insieme, niente più pause pranzo con lo stesso libro… ah, ecco il furgone dei rinforzi. Meglio andare.
- Si direbbe uno struzzo.
- Mai vista una cosa simile.
- In fondo è solo un negro…
- Zitto, arriva l’intellettuale…
- Ragazzi…
- Ciao Milton, l’hai trovato tu?
- Sì. Non so chi sia, ma Celia dice che forse è Jeremiah..
- Il carpentiere? Già, potrebbe…
- Avanti, tiralo su, che vediamo
Come dice la Bibbia: siamo polvere. Prima, però, dobbiamo passare attraverso altri stati di materia, molto più puzzolenti… non invidio i patologi, e pensare che ho fatto chimica, e volevo specializzarmi… mah, forse non è un mestiere così tremendo…basta non avere il naso.
Il cadavere, chiunque sia, non è facilmente riconoscibile, la faccia è un fiore di carne senza umanità, e si porta dietro un odore di sangue e acqua stagnante che, col caldo, si diffonde senza fretta, ma inesorabile….
Barella, foto, cartelli, tutto il campionario. Il morto non ha documenti, né foglietti, né altro. E’ morto, e basta. Nessuno che lo pianga, per ora.
Arriva l’ambulanza, carica, se ne va all’obitorio, quattro chilometri più in là. Vado a compilare scartoffie.
No. non avevo fatto i conti col pick-up.
Non parte.
Per fortuna il quasi-meccanico non è ancora andato a pranzo. Gli lascio il rottame e vado con il furgone, seduto stretto stretto in mezzo ai miei due colleghi senza cultura né aspirazioni.
Un rumore fastidioso, un suono mi disturba. Il furgone risuona di uno strano bip – bip – bip…
la sveglia…
Ok, mi alzo… oggi è una giornata dura. Devo riparare il tetto della centrale di polizia.

ma che brava la paoletta nostra!
comunque il carpentiere mi ha incuriosita!
quando ti riaddormenti prendi appunti…
ah però! proprio un bel filmetto ti sei fatta stanotte! cavoli, però questi sogni precisi, pieni di dettagli e di personaggi e di storie che si intrecciano, stancano, vero? e la mattina quando suona la sveglia sei già stremata…
vabbè, buon proseguimetno di giornata cara paoletta
@emma, somigliava un po’ a Denzel Washington…
@pigra, non mi era mai successo… è faticoserrimo, vero!
Dopo un sogno come questo avrei probabilmente fatto colazione con una birra..
..un istante..”come in sogno”..i tratti del giallo…nel ritmo…la scena, accennata come a matita…sullo sfondo..di una vita che avrebbe potuto essere qualche altra cosa..e la memoria che stancamente si connette al mondo…”sappiamo il lunedì l’aria tira!”…un fatto, un cadavere…il lavoro di ogni giorno…scavare l’enigma della follia umana…
eppure, da una figura così maestosamente malinconica e il disegno, quasi uno schizzo, di una vita che scivola senza sbalzi..eppure, leggendo come suggerisce immediatamente la cadenza della scrittura, sembra elevarsi un personaggio eletto, un antieroe deluso ma saggio, consapevole della triste conformità che le azioni, forse meglio dire le scelte della vita, impongono ad ognuno…e muove, imponendo il tempo, come una voce fuori campo, la sua coscienza?…la commedia della vita…
credo che dovrai tornare a sognare….!
@23, benvenuto! birra a fiumi, il problema forse è stato “prima” di andare a dormire
@fili, mi confondi… grazie!