Ordunque, il lavoro comincia ad esigere la mia presenza, sottraendo tempo a questa finestra… devo attrezzarmi per avere internet a casa, lo farò…..
Ieri, però, ho avuto mezz’oretta per fare capolino in posti dove non ero mai stata: blog sconosciuti ed anche piuttosto letterari…. (non li nomino tutti, perchè non ricordo dove sono finita… ho scoperto che quasi tutti hanno un blog!); sentendomi piccola piccola con la mia ignoranza ho taciuto e letto con ammirazione di libri interessanti, preso nota di titoli ed autori sull’agendina, ed ho realizzato una cosa che forse, per qualcuno, è l’acqua calda: non mi basterà tutta la vita per leggere tutti i libri che vorrei!
Sconforto e depressione… finora non avevo fatto altro che procedere nella mia avventura alla scoperta di nuovi lidi e alla riscoperta di vecchi mai dimenticati, sempre con la segreta speranza di dire: adesso ho qualcosa da dire anch’io. Invece no. Quest’impresa, seppur nobile, si tinge di donchisciottesco, non finirà mai.
Sì, lo so, basta circoscrivere, decidere cosa interessa e cosa no, fare selezione e concentrarsi su quello che mi aspetto dalla lettura di un buon libro, ma io proprio non ce la faccio. Per me non esistono categorizzazioni, nè classificazioni a seconda della nobiltà del libro, c’è una sola divisione che per me conta: libri belli contro libri brutti.
Io devo verificare, toccare con mano, decidere da me se un libro è bello. E la bellezza, talvolta, risiede in luoghi inaspettati. Ricordo ancora, quindici anni fa, l’emozione di un librino piccino picciò, “Il giunco mormorante” di Nina Berberova , acquistato di seconda mano su una bancarella e letto in traghetto, direzione Sardegna, solo perchè la definizione “no man’s land”, in quel momento, mi ispirava….. non sapevo niente della Berberova, non avevo letto recensioni, ma quel libro mi chiamò, e proprio perchè non ne sapevo nulla, la scoperta fu folgorante.
Proprio per questa mia disposizione acritica, mi sono a volte trovata davanti dei veri “pacchi”, libri portati a pagina 50 (a volte anche 10), e lasciati lì per il resto della mia vita, ma poco importa…. l’importante sono stati i libri che ho letto senza pregiudizio.
Come Harry Potter. Li ho letti tutti e sette, gli ultimi tre in inglese per mancanza di pazienza (le traduzioni escono dopo più di sei mesi….). Ho iniziato in tempi non sospetti, il libro nr. 1 era uscito da poco, dovevo regalare qualcosa a mia nipote e lo scelsi per la copertina, ma prima di incartarlo provai a dare un’occhiata…. pagina uno, due, quindici, cento…. in mezza giornata l’avevo finito. Carino, scrittura veloce pro-undicenni, storia ben raccontata. Tutto qui.
Poi è uscito il secondo, e mia nipote lo comprò senza che nessuno glielo regalasse… voleva sapere cosa succedeva dopo, e anch’io. Il terzo, il quarto…. belli, scritti in modo semplice ma avvincente, il maghetto cresce e si sente… ecc. ecc. La vera folgorazione fu il quinto libro, acquistato in inglese a Parigi. Improvvisamente, la storia che avevo tra le mani mutò. Sarà stata la lingua originale (sempre consigliabile…), sarà stato il fatto che ero in vacanza, ma quel libro mi prese. C’era un tono cupo e premonitore che ti travolgeva, un’attesa di nuovi eventi che si faceva sempre più spessa e consistente: mi sono ritrovata ai miei quindici anni, con gli stessi malumori, la stessa attesa di cose future e grandi, lo stesso senso di impotenza. Io ero Harry, io potevo gestire il mondo intorno a me in un modo che mai prima d’ora mi era stato raccontato…
Ecco, credo che la forza di quella saga stia tutta lì: la capacità di evocare l’adolescenza. I due libri successivi aumentano di tono, ma sono più dediti al finale della storia, all’epilogo senza tralasciare nessun nodo della complicata trama, quindi meno introspettivi, belli ma di quella bellezza che lascia intravedere gli ingranaggi della (perfetta) macchina che sta dietro.
Et voilà, l’ho detto. Mi è piaciuto Harry Potter e non me ne vergogno. Però, perchè leggendo le varie recensioni, mi sono sentita una becera utilizzatrice della letteratura pro-popolino? Perchè questa scrittrice (che ha tutta la mia invidia) è stata così messa da parte, distinta subito dagli scrittori “veri”? Non mi sembra giusto. E’ vero, non è “alta” letteratura, qualunque cosa voglia dire questo termine, e allora? Possibile che il pregiudizio stia di casa proprio dove non dovrebbe esserci, nella cultura?
Non me ne vogliano gli alti (re)censori, che tanto di qui non passano…..

Passo di qui, non sono un critico, ma non avendo mai parlato prima di Potter e della Rowlings nello specifico, ne approfitto e mi sfogo.
Io credo che la critica negativa verso Harry Potter si fondi essenzialmente su tre fattori disgiunti, più un pregiudizio.
Una certa fazione critica la Rowlings per i suoi (ipoteticamente scarsi) meriti letterari; non ho una tale familiarità con la serie da poter esprimere un giudizio sensato su questo punto, ma di fatto la storia è meno che originale, ed esistono romanzi per ragazzi e “giovani adulti” che probabilmente meriterebbero (per qualità dei contenuti e della forma) un maggior successo della serie di Harry Potter; ma tant’è – anche il marketing vuole la sua parte.
Esiste poi una certa diffidenza verso gli effetti che il potterianesimo spinto potrebbe avere sulle giovani menti dei lettori. Premesso che, a mio parere, i ragazzini sono molto più svegli di quanto non li si dipinga, è indubbio che preferirei personalmente vedere il successo di una serie che promuova lo scetticismo, il pensiero razionale e i principi di uguaglianza piuttosto che una storia su una elite di superdotati (anche abbastanza arrogantucci) dotati di poteri mistici.
O per lo meno sarebbe bello vedere offerte con pari dignità entrambe le opzioni.
Infine è innegabile e imperdonabile che la Rowlings, complice anche un editore “di classe” come Blumsbury, non abbia perduto occasione per alienarsi la comunità internazionale del fantastico.
La comunità ha le sue regole, e non ama essere snobbata.
Quando ti assegnano il principale premio per il miglior romanzo e tu neppure ti degni non dico di andarlo a ritirare, ma almeno di mandare due righe di ringraziamento, marca davvero male.
Le cose sono peggiorate con le successive dichiarazioni dell’autrice, che si è detta ad esempio “sorpresa” di essere considerata un’autrice di genere, non avendo mai pensato di aver scritto romanzi fantasy (e sì che, come ha commentato Terry Pratchett, tutti quegli incantesimi e quelle creature sovranaturali avrebbero dovuto farle venire per lo meno il sospetto).
D’altra parte, è indubbio che se Harry Potter fosse stato schedato come “fantastico” avrebbe venduto un 60% in meno.
E qui entra il pregiudizio (molto italiano, in effetti) – quello che qualsiasi forma di narrativa fantastica o d’immaginazione sia di Serie B.
Fortunatamente non è così.
Io credo che sulla lunga distanza Harry Potter potrà fare più bene che male – se non altro ha creato una generazione di lettori forti in un paese in cui leggere libri è considerato una cosa da sfigati.
Solo, dobbiamo augurarci che Potter sia un punto di partenza e non di arrivo per i lettori.
E qui chiudo.
grazie davide, sei stato illuminante. questi atteggiamenti della Rowlings non li conoscevo, ed in effetti sono antipatici.
resta il fatto che i suoi libri sono un bel passepartout per il mondo della letteratura (almeno così spero), oltre ad essere divertenti e quindi ottimi come passatempo…
allora Harry Potter non è il mio genere, ma detto ciò io la Rowlings la difendo.
1) non credo proprio che il mercato possa fare così tanto. La gente di fatto ci va pazza per Potter. (Anzi Paoletta vai al sito di E. che io chiamo Madmoiselle De Mangiarin, va pazza per Potter ed è un’intellettuale coi controcojòn.)
2) I superpoteri stanno ai ragazzini come le strafighe stanno agli adulti. Hanno un potere di attirare desiderio e identificazione: tutte le donne vogliono essere Marylin Monroe, tutti gli uomini Harrison Ford e tutti i bimbi Batman.
3) Mi domando, sarà mica che sta poverina femmina de provinzia è stata ampiamente snobbata dalla famosa comunità in questione, che solo in un secondo momento s’è ripresa? Ma la mia è una congettura se così non fosse Davide avrebbe ragione.
Sul punto tre, la risposta è no.
Il premio Hugo è del 2001 (per Goblet of Fire), e già in precedenza riviste e siti internet specializzati si erano interessati alla Rowlings – pubblicando oltretutto recensioni piuttosto positive.
Si tratta semplicemente di snobbismo.
Sul punto due, concordo sul fatto che l’adolescenza sia affamata di superpoteri, ma non c’è dubbio che ne esistano rappresentazioni più… mi verrebbe da dire “sane”, ma diciamo costruttive di quella presentata dalla Rowlings.
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[sorvoleremo in questa sede sul fatto che Batman non possegga alcun tipo di superpotere
E sul punto uno – mai sottovalutare il mercato.
Potter è stato piuttosto pompato – se mi si passa l’allitterazione.
Poi, pompare schifezze sortirebbe risultati meno spettacolari.
Ma il marketing ha reso eccelso un prodotto che è probabilmente solo buono.
Opinioni personali, ovviamente (tranne quella su Batman).
paoletta cara,
io annuso i libri, mi faccio prendere da una parola che leggo (qualche volta da un consiglio di chi stimo, ma è raro, è raro anche stimare di questi tempi).
la rowlings l’ho letta quasi tutta, ma solo perchè sono dell’avviso che nessuno possa e debba mai parlare di qualcosa che non ha letto e dovendo confrontarmi con un bimbo che approccia alla letteratura spicciola, ci stava farlo, con umiltà e senza pregiudizi
(il risultato è deludente, tuttavia sono dell’avviso che anche le delusioni devono essere cavalcate, per il giro di una corsa di giostra…)
ti abbraccio.
@emma,
è questo lo spirito che intendevo…