Ho finito un libro che mi ha colpito molto, così tanto da voler condividere le sensazioni.
Dunque, erano mesi che volevo leggerlo, la recensione lo avvicinava a Philip Roth ed ero molto curiosa. Il libro è effettivamente un affresco del midwest americano e si concentra sui fallimenti dell’educazione rigida e tradizionalista: tre fratelli, ormai adulti, che non si identificano nel mondo pacifico e rigoroso dei genitori, fuggiti dalla città natia per rifugiarsi nel mondo moderno (New York, Philadelphia), costretti a tornarvi per un ultimo Natale con il padre malato di Parkinson, depressione e demenza senile.
Fin qui, tutto bene, bisogna avere voglia di ripercorrere le loro strade, sentire come sono cresciuti tenendo nascoste pulsioni e repulsioni, per far sembrare che tutto andasse bene, seguire le loro strade e subire le delusioni, le sconfitte ed i compromessi che potrebbero benissimo essere i nostri.
Poi viene il delirio: il padre. Io non so come ci sia riuscito, ma Franzen racconta questo padre dilaniato dalle allucinazioni, maltrattato dal Parkinson, vittima del suo stesso corpo, e lo fa come se fosse dentro la sua testa. Tu, lettore, sei lui e ti senti esattamente un ultrasettantenne caparbio e silenzioso, preda di ciò che non puoi controllare. E’ un viaggio senza ritorno, oscuro, deprimente, che fa sentire l’odore di ospedale, di piscio, di malattia… ma allo stesso tempo è un viaggio liberatorio, che alla fine si arrende all’inevitabile e ti fa amare questo vecchio, che per il resto del libro hai odiato con tutte le tue forze, contrapposto alla figura di una moglie ansiosa e piena di vergogna per ciò che andrebbe corretto…
Volevo anche copiare qui qualche pezzo, ma non so scegliere… mi sembrano tutti indispensabili, perciò non ne citerò nessuno. Leggetelo.

abbiamo una specie di telepatia, Paoletta, perchè pensavo a questo libro in questi giorni, e ne parlavo con un amico.
Proprio in relazione alla parte che descrivi tu.
Io ho letto questo libro qualche anno fa, quando era uscito.Mi era piaciuto molto(io adolo laletteratura americana, in particolare Roth), anche se secondo me non era il capolavoro assoluto che si diceva.
Però Franzen (e l’ha dimostrato anche il libro successivo), ha la capacità straordinaria di parlare di sè in modo che parli dei suoi coetanei.
E in particolare, adesso che mia madre, purtroppo, all’anno scorso si’ ammalata all’improvviso e se ne è andata nel giro di qualche mese, beh, mi sono confrontata con quel momento doloroso della nostra esistenza che è la malattia, o comunque il decadimeto dei nostri genitori.
E mi è venuto in mente Franzen, che ha descritto questo momento in modo straordinario.
laura, mi dispiace per la tua mamma. tremo al pensiero di quando toccherà ai miei genitori…. non sono pronta, non lo sarò mai.
comunque sono lieta di avere una “telepate” in giro per il mondo!
beh, sono contenta anch’io…comunque il libro di Franzen è un libro figo, adesso capisco di più perchè ci sia lo considera un libro di culto; il modo di parlare del legame con la nostra famiglia di origine, quando cresciamo e siamo adulti, è centratissimo.
E quel momento…no, non siamo pronti mai…, per me è stato un fulmie aciel sereno….e però, tristemente, è il ciclo della vita.
Ciao Paoletta!
Io l’ho letto l’anno passato, ed è sicuramente uno dei miei preferiti. Me lo ha fatto scoprire mio fratello, grande fiuto…
Tra l’altro è anche citato in una puntata dei Simpson, quella in cui torna la sessantottina madre di Homer. Lisa colpita dalla comunanza di interessi e vedute, le propone di farsi leggere appunto “Le correzioni”. Grandi!
benvenuto emmanuele. anch’io guardo i simpson, ma non sempre, dato l’orario… groening è un colto che si finge ignorante!
A me pure Frenzen mi è piaciuto e soprattutto le correzioni. Concordo molto con la Laura, nel senso che fu lanciatissimo più di quanto meritasse.
zaube, il superlancio lo persi, perciò non sapevo fosse così osannato. l’ho comunque trovato bello.
Superllancione è quello per Il coperchio del mare di Banana Yoshimoto… le vetrine in libreria sono tutte sue. Il lancio di Franzen me lo sono perso anch’io!!
il mi’ marito ci va pazzo per la giapponesina… a me un po’ annoia, dopo il terzo libro… sarò insensibile.
Non ci giurerei ma anche l’ultimo esiguo romanzo è sul rapporto fra due amiche… l’ho già anche regalato!! Potere della pubblicità!
Ho appena letto il romanzo di Frazen,
lo avevo aquistato anni fa, ma come a volte mi capita, il momento per leggerlo è arrivato da sè, in un tempo successivo.
L’ho trovato interessante e al di là della denucia sociale di cui si fa bandiera, credo che sia un romanzo che si presta ad essere letto su più livelli – o così lo voglio vedere io- perchè ci introduce ai personaggi da un’angolazione esterna ad essi, per poi- risalendo a ritroso nelle loro vite- darci una visione interna che fa godere tutti di quella misericordia universale su cui tutti dovremmo riflettere.
Dietro una matrice laica – forse suo malgrado – vedo emergere nello scorrere delle pagine una spiritualità inaspettata.
Ma questa è una visione personalissima e ovviamente opinabile su questo interessante romanzo.
Ho appena letto il romanzo di Franzen,
lo avevo acquistato anni fa, ma come a volte mi capita, il momento per leggerlo è arrivato da sè, in un tempo successivo.
L’ho trovato interessante e al di là della denucia sociale di cui si fa bandiera, credo che sia un romanzo che si presta ad essere letto su più livelli – o così lo voglio vedere io- perchè ci introduce ai personaggi da un’angolazione esterna ad essi, per poi- risalendo a ritroso nelle loro vite- darci una visione interna che fa godere tutti di quella misericordia universale su cui tutti dovremmo riflettere.
Dietro una matrice laica – forse suo malgrado – vedo emergere nello scorrere delle pagine una spiritualità inaspettata.
Ma questa è una visione personalissima e ovviamente opinabile su questo interessante romanzo.
simona, grazie del commento!