
Andò così: frequentavo allora un gruppetto di personaggi alquanto modaioli e fighettini, uno dei quali rappresentante di una famosa linea di abbigliamento per tutto il nord Italia. Non era propriamente il mio ambiente, ma il rappresentante (chiamiamolo Henry Lord), mi affascinava: pareva la versione attualizzata di un dandy londinese, solo più alto. Ci accomunava la passione per due musicisti: David Bowie e Capossela, di cui passavamo intere serate a cantare canzoni e citarci reciprocamente i testi… ah, i vent’anni! (venticinque…, no ventistette…. vabbè.)
Henry (lui c’è ancora), è il classico fashion-victim: sempre tiratissimo e alquanto ben vestito, che non può perdersi nulla di ciò che esce nuovo nuovo, o gli sembra di aver vissuto invano; anzi, la sua massima aspirazione è quella di lanciare una moda, magari quella del calzino a righe verdi e viola con giubbotto a quadretti blu… e se per caso vede che qualcuno ci ha pensato prima, si rinchiude in un solitario lutto per giorni… E’ vero, lo fa di mestiere ed è pure bravo, ma ormai tale mestiere gli ha permeato ogni neurone ed ogni fibra del cuore, e ci pensa giorno e notte, senza contare che intorno gli nuotano una serie di pesci-pilota altrettanto votati all’estetica ma mooolto meno simpatici, che non gli permettono di uscire dal ruolo nemmeno per un attimo.
In codesta zuppa fashion, ad un certo punto di qualche anno fa (dieci, ormai…), saltò fuori una festa di quelle super-in per un lancio di una linea nuova di giubbotti, ad imitazione del bel mondo milanese-danaroso. Qui a Torino non se ne vedevano tante di feste così, ed un certo entourage non ci mise molto a scatenare la guerra, senza esclusione di colpi, per ottenere l’invito.
Henry era uno degli organizzatori della festa, ed era lui il dententore degli inviti, e lui l’organizzatore “artistico” della festa: in pratica l’uomo del momento. Invitò Capossela (che allora aveva appena pubblicato Il ballo di San Vito) alla festa e lui accettò, ma la cosa doveva restare segretissima (infatti, lo sapeva tutta la città).
La sera della festa arrivò, in un gran sberluccichio di mises, e passò anche…. a mezzanotte l’ospite d’onore non si era ancora visto. Henry era fuori di sè dalla tensione, non sapeva più cosa fare (allora i telefonini erano ancora poco usati, e noi non avevamo quello di Capossela, ovviamente)… poi lo vedemmo arrivare. Si sedette al piano, cantò “Ultimo amore” e sbagliò tutte le parole. Si fermò, ridendo tra sè, e disse “scusate, non sono molto in vena”. Attaccò con un’altra (Fatalità, credo…) e si piantò anche lì… la festa riprese il rumore, la gente cominciò a parlare, ridere, bere…
Lui si alzò, cercò da bere e cominciò a tampinare una ragazza, poi un’altra…. era un vero assatanato, piuttosto alticcio, ma affascinante, come solo i dannati sanno esserlo. Dopo un po’ Henry lo fece sedere e cominciarono a chiacchierare: era il mio momento!
“Ti presento la mia amica paoletta”
“Piacere, Geppo”
…….. (mutismo totale da parte della paoletta, che stava pregando santa Sfrontatezza, probabilmente impegnata altrove)
Trascorrono eoni di silenzioso imbarazzo, poi finalmente il cervello ricomincia a connettere e riesco a mettere insieme una frase di tipo carino-ironico-battutara, che poteva essere: “belle, le parole di Ultimo amore, me le ricordavo diverse”. lui ride, io rido, alza la coppa e dice “meglio bere!”.
Rotto il ghiaccio, abbiamo passato una serata divertente a chiacchierare di locali, notti, nebbia, musica (gli piace Tom Waits, e anche a me!), affrancati da secondi fini, essendo presente anche Henry che si fingeva mio fidanzato…
Morale, il Vinicio è un tipo interessante, completamente da ricovero come tutti i musicisti un po’ “maudit”. Il fatto è che lui è davvero così, non è una finta, è capace di partire per la tangente con una delle sue dissertazioni sul significato della parola “notte” mentre si sta parlando di tutt’altro, e comunque ottiene il silenzio intorno a sè. Certamente beve come una spugna, anche se, per sua stessa ammissione, ai concerti non sgarra per ovvie ragioni di precisione musicale. E glielo si perdona tranquillamente, perchè in fin dei conti è un bambino, innocente e malizioso come un dodicenne al primo bacio “vero”; è vulnerabile, ma corazzato dalle sue passioni e dalla sua certificata sregolatezza, che lo rendono inavvicinabile dal comune sentire. E’ l’icona del poeta fin-de-siècle, ma che non scorda di vivere in contrada Chiavicone…
Non l’ho più rivisto, quando viene a Torino non mi perdo un concerto, ma non vado a salutarlo, perchè so che non si ricorda di me. Come potrebbe? A me, però, piace pensare a lui come un amico, perchè quando ascolto le sue canzoni è come se parlasse direttamente a me.
E io ascolto i suoi racconti di notti infinite, di telefoni che squillano a vuoto, di storie che passano sotto la finestra e finiscono altrove, di glorie di provincia, assoluti padroni della noia e dei banconi dei bar, di fughe improvvise e amici che non tornano, di feste di paese e ostinate illusioni, di gioia forzata e tristezza salvatrice…
p.s.: la foto è tratta dal sito ufficiale

grazie, Paoletta, un bellissimo racconto.
E’ un poeta, dev’essere bello averlo come amico(per il resto, non lo trovo affascinante…..il genere maudit non mi appassiona più).
Sono anch’io di Torino, e sapevo della passione di Capossela per i Murazzi, però non l’ho mai visto.
Grazie ancora!
e condivido una passione con te:DAVID BOWIE!!!!il duca, l’alieno, una delle persone più affascinan ti che mai abbiano calcato la scena
laura, viva le passioni condivise!
Buongiorno Paoletta, adoro Vinicio ma meno dal vivo.
Ad un concerto a Roma, quando era pressochè sconosciuto, a Villa Ada, arrivò competamente sbronzo e non solo sbagliò le parole senza trovarne decenti in sostituzione, quanto stonò anche ed io che parlavo bene di questo capossela sconosciuto ai miei amici spalmati sul prato rimasi male, visto che loro preferirono terminare la serata con battutacce sul simpatico cantante che era ciucco come una scimmietta sul comò.
Volevo segnalarti una chicca, se non la conosci.
Anni fa, tempo di Natale, viaggiavo in macchina con un amico che mise su una cassetta tratta da un programma radiofonico.
In questo programma Vinicio raccontava una storia di Natale scritta da lui e cantata da lui. Meravigliosa. Non ho altri indizi in proposito, ma cercala, ti piacerà.
Continua a piacermi molto, ho anche provato a leggere il suo libro. Desistendo per “intorcinamento budella e neuroni”.
Grazie per l’omaggio.
grazie emma, cercherò la storia di Natale…
lo so che fa ’ste figuracce, è successo anche a Torino ad un concerto estivo, qualche anno fa, ma a me piace lo stesso… è come non riuscire a smettere di fumare!
ah, il libro va letto non in ordine.. apri a caso e leggi, finito il capitolo chiudi e riaprilo dopo un po’… così è bello.
baci
ho scoperto la meravigliosa vena poetica di vinicio solo qualche mese fa, con “pena dell’alma”… è stato amore a primo ascolto, una specie di folgorazione! da quel momento in poi è stata una continua scoperta e non ho più smesso di ascoltarlo. ho comprato proprio ieri “non si muore tutte le mattine” e l’ho appoggiato accanto al letto. non ho avuto il tempo di iniziare a leggerlo e non volevo che fosse un incontro frettoloso, perciò non l’ho neppure sfilato dal sachetto. vorrei che fosse un momento un pò speciale quello dell’incontro con le sue parole scritte e non cantate. dedicherò a quel libro una serata intera per rendere un pò più speciale l’incontro. spero presto.
@emma, se ti piace pena dell’alma, ascolta tutto “Camera a sud”. e buona lettura!
scusa… volevo scrivere pigra, ho scritto emma… uffa!
comunque camera a sud è bellissimo… è il mio preferito infatti, sulla storia di natale, chiedo qualche dettaglio al mio amichetto che me la fece ascoltare se t’interessa.
grazie emma, se molto gentile
ciao paoletta volevo dirti di ascoltare veramente il racconto dei cerini di san nicola li ci puoi trovareun vinicio eccezionale. Comunque ascoltarlo e vederlo in concerto rimane sempre unico
ciano66, non lo trovo. tu sai dove posso cercarlo? (grazie della visita, by the way!)