Mia figlia (sette anni) va dicendo a tutti che da grande vuole fare la cuoca. Seguendo l’ispirazione del suo caratterino affatto insistente, assorda chiunque le capiti a tiro con i progetti futuri, includendo l’idea di diventare, un giorno, una grande chef. Io e il marito osserviamo muti, e ci compiacciamo di tanta determinazione, sapendo che non cambierà idea nei prossimi anni…. anche se, quando toccò a noi fare questa scelta, i traguardi erano alti ed accademici, lo scopo ultimo di un genitore era vedere il figlio laureato, come minimo (ed io e le mie sorelle in questo caso siamo state una grande delusione per mio padre).
La mia signora suocera ha tre figli maschi e, pur continuando a chiedermi come avrà fatto a sopravvivere indenne, rilevo in lei una certa propensione all’allevamento in serie tipo caserma: tutto preordinato, misurato, programmato: orari, pasti, abbigliamento, vacanze, studi. Dalla tenera età di tre anni, mio marito (ultimo dei tre) seppe il suo destino: medico. Infatti, l’aspirazione materna era triplice e così ripartita: un figlio medico, uno avvocato, uno sacerdote….
Fortunatamente per i tre fratelli, la cosa non è andata in porto e, non senza accese discussioni, hanno scelto autonomamente, nonostante il pesante fardello di una scuola di preti proditoriamente imposta a tutti e tre, che dopo decenni ancora viene ricordata come luogo terribile ed inadatto alla crescita di teneri virgulti. Non so null’altro di quel periodo, perchè nessuno dei tre accetta di parlarne. Il più grande fu persino vittima di eclatanti tic (periodici ed assordanti urletti, scatti improvvisi di un braccio e simili), allora attribuiti allo stress dello studio, ma che ai tempi attuali suggerirebbero ben altri panorami…
I genitori, forse impreparati, assunsero un atteggiamento di totale e cieca fiducia nella scuola, minimizzando i problemi dei figli ed insistendo perchè frequentassero, per “forgiare il carattere”. E’ solo una fortuna che tutti e tre siano riusciti a superare l’esperienza e costruire un’esistenza sui binari della serenità, ma questo solleva il coperchio di mille dubbi, a proposito della fiducia che riponiamo in coloro che educano.
Aspirazioni? Benvengano, purchè il loro perseguimento sia un percorso scelto da chi dovrà intraprenderlo, e non da altri… Spero con tutte le forze di non cadere nell’errore di imporre la mia volontà alle mie figlie.

E tu? le tue? quelle che avevi per te e per gli altri? (non imposizioni, ovvio, desideri per le tue figlie per esempio). Io volevo fare l’astronomo, poi lo scienziato… (chissà perchè le professioni si coniugano meglio al maschile… per questo mi censurarono le aspirazioni!).
non so emma… le mie aspirazioni erano di tipo artistico: volevo fare la ballerina, ed un po’ ci sono riuscita, anche se a tempo perso…
per le mie figlie, invece, non riesco ad avere progetti, non ancora… tranne ovviamente quello di vederle entrambe sul palco della Scala, ma quello me lo tengo stretto stretto e non lo comunico… per non influenzare!
Brava! Non influenzare ma sogna e regala gli strumenti perché sognino anche loro, con le loro manine e i loro piedini.
La ballerina, sì, tieniti stretto questo amore, che resta per sempre e il tempo non è perso.
Io volevo fare: la ballerina – per poco. L’ornitologa (non fate battute.)) e poi volevo lavorare nell’editoria, che un po’ l’ho fatto pure.
Io ancora lo devo fare il mestiere che voglio fare da grande. Lo smangiucchio qua e la.
poi. Mio marito ogni tanto dice cose inquietanti tipo, eh ma ai miei tempi picchiare i figli era normale. Arg.
Detto ancora ciò, come dice Emma, la differenza è tra la chance di un paesaggio possibile che fa da orientamento, e l’imposizione di un quadro angusto. L’imposizione è micidiale, ma un genitore senza desideri sarebbe disumano.
emma, ci provo…
zaube, forse perchè i miei genitori e quelli di mio marito si sono imposti in modo così prepotente, noi non riusciamo nemmeno a dirceli questi desideri, per il timore di influenzarli troppo e diventare a nostra volta impositori. Forse bisognerebbe trovare il modo di esprimere i propri sogni, senza farli diventare incubi per nessuno…
(ma zaube, l’ornitologa… che poi mi vai per i boschi con il sandaletto!)