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uff…

…come quando emergi dall’acqua, dopo aver nuotato in apnea fino a farti scoppiare i polmoni, ed appena tiri fuori la testa ti prende quel capogiro piacevole ed inquietante allo stesso tempo…..

così mi sento, felicemente stordita e certamente esausta…. è stata una stagione faticosa.

Il mio lavoro si concentra tutto qui, dalla festa del papà a quella della mamma (come ebbe a dire una volta un mio acuto cliente), poi si lavora, ma senza ritmi frenetici. I balconi sono ormai ornati di fiori di ogni colore, pronti a farsi maltrattare dal primo temporale, i pomodori occhieggiano dagli orti, promettendo grandi raccolti e grandi fatiche;

i contadini quotidiani e quelli della domenica hanno compiuto il loro rito: hanno vangato, zappato, sarchiato, piantato (non senza aver protestato con il venditore delle piantine, perchè l’anno prima c’è stato sicuramente qualcosa che non andava….), ora osservano crescere ed innaffiano, a volte troppo, a volte troppo poco, a volte si aspettano di ottenere risultati in una settimana… ma è maggio, e a maggio, si sa, il contadino aspetta.

Il ciclo delle piante e quello dell’uomo si accordano e si scontrano continuamente, aspettando risultati reciproci che spesso non arrivano, specialmente dall’uomo, il quale si dimentica di rendere alla natura i favori che essa gli ha offerto…

Intanto io mi riposo, un poco, e riprendo i fili di un colloquio che mi mancava. Bentornati a coloro che passeranno di qua.

Presente…

Ci sono, ci sono….

La mole di lavoro che si è abbattuta su di me tutta in una volta mi impedisce di essere costante in questa presenza, che ormai è parte dei miei pensieri quotidiani…. ci saranno momenti migliori.

(Intanto, visto che non mi bastava il lavoro, abbiamo messo in vendita la casa e progettato una ristrutturazione radicale della magione di famiglia, in modo da starci tutti quanti, viccini-viccini… vedremo.)

Un saluto ai viandanti e buon week-end!

Donne

La cosa più difficile è lavarsi i capelli. Bisogna chinarsi su quella vaschetta con il doccino corto, le ginocchia sul pavimento bagnato, facendo attenzione a non infilare le punte nello scarico, altrimenti è tutto da rifare.

Sì, ci sono le docce in fondo al corridoio, ma non si riesce mai a lavarseli bene sotto la doccia, specialmente i miei, che mi arrivano alla vita e sono spessi, neri e folti.

C’è di buono che posso lasciarli asciugare sciolti, tanto gli uomini non arrivano prima dell’una, c’è tempo prima di legarli e nasconderli sotto il foulard.

Arrivano tutti insieme, alcuni preoccupati, altri premurosi, altri totalmente disinteressati. Dai loro volti si capisce da quanto tempo dura questo andirivieni, e dai volti delle mogli si capisce quanto ancora dovrà durare… a volte solo qualche giorno, qualche settimana, cose temporanee che non lasciano segni, preoccupazioni ingigantite dall’incertezza, dalla novità della situazione, ma niente di più.

Nella mia stanza, invece, si tratta di condanne a vita, irreversibili condizioni. E poi, io non ho nessuno che venga all’una a darmi il cambio.

Mio figlio è nato così: non si muove, non parla, non vede, ma respira, anche se con l’aiuto delle macchine. Quando me l’hanno detto, non capivo nulla… è venuta un’interprete, ma nemmeno lei sapeva tradurre tutti quei termini medici.

Io gli sto vicino, lo cambio, lo sposto ogni tanto, facendo attenzione ai tubi, lo pettino…. Poi, però, mi resta un sacco di tempo libero… c’è una sedia qui, su questa verandina, ed io qui a godermi il sole di maggio e ad imparare l’italiano dai libri, così finalmente saprò chiedere ai dottori che cos’ha mio figlio, e perché è nato così.

La mia famiglia mi ha lasciata qui, se n’è andata. Lui è figlio del peccato, dicono, ed è giusto che sia così, in un lettino dell’ospedale infantile, senza speranza… Io non ce la faccio a lasciarlo qui da solo… ho vent’anni, sono vecchia ormai, nessuno mi sposerà più, dove dovrei andare?

Sto qui, imparo l’italiano e ascolto le vostre canzoni. Ce n’è una che mi piace, adesso… dice: “tutto quel tempo a chiedersi se vado bene come sono”… è così che mi sento.

Non so se vado bene come sono, a volte penso che questo bambino sia solo una punizione, che avrei dovuto sapere prima, decidere, informarmi. Ormai è tardi.

Un giorno firmerò quei documenti… un giorno, ma non oggi.

Questo raccontino è dedicato a coloro che pensano che, in fondo, la 194 sia un falso problema, e che non è poi così fondamentale che siano le donne a decidere….

Per la prima volta dalla nascita di questo blog, sono stata nominata!

Il mio concittadino 23 mi ha coinvolto in questo interessante giochino: indicare dieci (madonnaquantesono!) associazioni di cibi da me preferiti…

Molto bene, ma io rilancio (infatti, sono una pessima giocatrice, mi diverto solo se sbraco tutto…): oltre alle associazioni di cibo, ci metto anche la colonna sonora ideale… quella che mi viene in mente quando mangio quei cibi, o la canzone che mi riporta a momenti particolari e gastronomici.

Pronti? via!

1. Toma piemontese e cugnà (salsa dolce fatta col mosto d’uva e le mandorle) - musica: Paolo Conte Sotto le stelle del jazz (non ho trovato il link…)

2. Insalata di arance, valeriana e parmigiano - musica: Bjork It’s oh so quiet

3. Sformato di verdure e bagna cauda - musica: The Cure In-between days

4. Spaghetti ai frutti di mare e gewurztraminer (si scrive così?) - musica: Cesaria Evora Saudade

5. Stinco di maiale e salsa al cioccolato - musica: Vinicio Ultimo amore

6. Arrosto di vena e barolo (sono vegetariana, ma certi gusti…) - musica: Fossati L’orologio americano

7.Granita alla mandorla (siciliana!!!) e panna - musica: Faber Dolcenera

8. Tonno e carciofini (ricordo dei panini al liceo) - musica: the Smiths please, please, please..

9. Hot dog e birra gelata (concedetemelo!) - musica:Vinicio again L’uomo vivo

10. Tarte tatin (goduriosissima torta di mele d’oltralpe) e passito di Pantelleria - musica: Jeff Buckley Satisfied mind

La parte difficile viene adesso: nominare altri cinque temerari (non me ne vogliano)… ci provo:

michelinastreghina (cuoca sopraffina), emma , la famigglia, ste965, pigralentezza.

E buon appetito!

Parliamo di politica…

Ieri sera ho ricevuto una telefonata molto particolare: una signora della mia città, impegnata in politica da qualche anno, mi chiama e mi dice “Ho saputo che saresti interessata ad impegnarti con noi nella campagna elettorale. Ti interessa? Potresti “addirittura” essere inclusa nelle liste”

Perplessa e basita dalla proposta, non mi sono nemmeno chiesta come questa signora abbia saputo che sì, qualche tempo fa avevo contattato un medico della mia città impegnato in politica, per fargli sapere che condividevo le sue opinioni… ma di impegno non si era parlato.

Ho gentilmente declinato, per via della mancanza di tempo, ma lei ha insistito: nuovi orizzonti, nuova linfa, “si può fare…”

Così, per curiosità, ho chiesto come sarebbe andata la cosa, se c’era qualche paletto da rispettare, vincoli o quant’altro.

La risposta è stata sibillina (o forse fin troppo chiara): no, assolutamente, ci interessa sapere l’opinione dei giovani (grazie, era un po’ che nessuno mi categorizzava tra i giovani!), bisognerebbe soltanto che tu ti affiliassi alla nostra corrente.

Ecco. Ma non era tutto cambiato, non c’erano nuovi orizzonti? Le correnti sono un termine da dc, non pensavo davvero che avremmo rispolverato i dinosauri… invece sì, devi saltare su un cavallo, sperando che sia quello vincente, altrimenti nessuno ti fila…

Gliel’ho detto, alla signora, che mi sembrava roba dell’altro secolo, ma lei mi ha risposto inorridita: “Non vorrai essere d’accordo su tutto con tutti?”

Non su tutto, no. Ma almeno sulla libertà di esprimere un’idea, quello sì.

Da molto tempo

dentro

c’è pioggia, e vento,

ma non la porta

per farli uscire

Piangere da soli non si può

Non c’è risposta

Nè speranza

che il sole torni,

domani .

Oggi m’illumino di meno

dalle 18.00 spegniamo tutto il possibile…

il mio coro gospel questa sera canta in piazza (tutte le luci spente dal comune) con le candele!

Ho sognato questo….

(…con dovizia di particolari, lo riporto così come è emerso dalla mia memoria assonnata)

 

La mattinata non era iniziata bene: lunedì torrido e senza prospettive, già dalle nove… Il pick-up non voleva saperne di andare avanti, tossiva e sputacchiava come uno di quei muli recalcitranti dei film. Almeno, era arrivato alla piazza. Lì c’era un distributore ed un quasi-meccanico che avrebbe fatto qualcosa, qualsiasi cosa.

 

Ok, svolto a sinistra, supero il vecchio abbeveratoio…. No, c’è qualcosa di strano. Che cosa ci fa un tipo a testa in giù nell’abbeveratoio? I piedi saldamente piantati in terra, che calzano scarponi da lavoro, le gambe strette nei jeans, il busto ripiegato sulle gambe (“come il più sciolto dei ballerini”, mi trovo a pensare), camicia a scacchi, testa…. Nell’acqua, inesorabilmente. Morto. Affogato in dieci centimetri d’acqua.

Primo pensiero: “uffa!”

Secondo pensiero: “avvisiamo la centrale”

Terzo pensiero: “è meglio se non lo muovo di lì”

 

<Ok, chiamiamo la centrale, poi aspettiamo pazientemente… al bar. Alla radio risponde lei, come sempre.

- Ciao, ti segnalo un cadavere in piazza, manda qualcuno.

- Chi è?

- Non si vede la faccia, è nell’acqua. Comunque è un uomo adulto, razza africana, fisico atletico, abiti da lavoro, jeans, camicia a scacchi, scarponi…

- Camicia a scacchi, hai detto? Rossa?

- Sì, rossa e nera, perché? Lo conosci?

- Potrebbe essere Jeremiah, il carpentiere, quello che ripara i tetti. Doveva venire qui stamattina e non s’è visto…Lui porta sempre quella camicia, anche con questo caldo.

- Ah. Manda qualcuno così verifichiamo.

- OK, aspetta lì

 

Aspetto, certo che aspetto…. Che altro mi resta? Nemmeno lei mi è rimasta…in fondo la capisco: nessuna prospettiva a sposare un collega, tutta la vita a parlare di delinquenti e paghe ridotte, turni di notte e birre di giorno…

Non era vero, parlavamo di tutto, leggevamo, andavamo a teatro, ci scambiavamo opinioni e recensioni, condividevamo passioni per i vecchi libri polverosi e i pomeriggi in giro per antiquari. Suo figlio (tredici anni), mi tollerava già, addirittura aveva iniziato a rivolgermi la parola….

 

Invece niente, da un giorno all’altro era diventata un’estranea. Fredda, altezzosa, professionale… niente più cene insieme, niente più pause pranzo con lo stesso libro… ah, ecco il furgone dei rinforzi. Meglio andare.

 

- Si direbbe uno struzzo.

- Mai vista una cosa simile.

- In fondo è solo un negro…

- Zitto, arriva l’intellettuale…

- Ragazzi…

- Ciao Milton, l’hai trovato tu?

- Sì. Non so chi sia, ma Celia dice che forse è Jeremiah..

- Il carpentiere? Già, potrebbe…

- Avanti, tiralo su, che vediamo

 

Come dice la Bibbia: siamo polvere. Prima, però, dobbiamo passare attraverso altri stati di materia, molto più puzzolenti… non invidio i patologi, e pensare che ho fatto chimica, e volevo specializzarmi… mah, forse non è un mestiere così tremendo…basta non avere il naso.

Il cadavere, chiunque sia, non è facilmente riconoscibile, la faccia è un fiore di carne senza umanità, e si porta dietro un odore di sangue e acqua stagnante che, col caldo, si diffonde senza fretta, ma inesorabile….

Barella, foto, cartelli, tutto il campionario. Il morto non ha documenti, né foglietti, né altro. E’ morto, e basta. Nessuno che lo pianga, per ora.

 

Arriva l’ambulanza, carica, se ne va all’obitorio, quattro chilometri più in là. Vado a compilare scartoffie.

No. non avevo fatto i conti col pick-up.

Non parte.

Per fortuna il quasi-meccanico non è ancora andato a pranzo. Gli lascio il rottame e vado con il furgone, seduto stretto stretto in mezzo ai miei due colleghi senza cultura né aspirazioni.

 

Un rumore fastidioso, un suono mi disturba. Il furgone risuona di uno strano bip – bip – bip…

la sveglia…

 

Ok, mi alzo… oggi è una giornata dura. Devo riparare il tetto della centrale di polizia.

Altalenando

La mia vita con te è su una perenne altalena: un po’ su, ma poi di nuovo giù, immancabilmente…

Passano i giorni, arriva l’euforia, la gioia di ritrovarsi, ridiamo, compriamo cuscini, giochiamo insieme a sognare il mondo. Per un attimo la porta è rimasta socchiusa, posso intravedere una stanza luminosa, pareti chiare, poltrone accoglienti, libri e fotografie… sto per entrare, arrivo… no.

S’è chiusa, di nuovo.

L’ho chiusa. L’hai chiusa.

Si torna al quotidiano andare: ciao esco, ci vediamo stasera, fai tu la spesa, ricordati le bollette, chiama l’idraulico.

Fino al prossimo spiraglio.

Domenica color seppia

Odore di fiori secchi,

il sole d’inverno

filtrato da tendine di pizzo

pigro pomeriggio

trascorso tra vecchie foto

La tua voce racconta

di antichi amori,

tragedie lontane,

vecchie risposte

che spiegano i dubbi di oggi.